mercoledì 27 marzo 2013

Nominato!!! Essere VIB... Very Inspiring Blogger

La bacheca di Blogger notifica fedelmente l'inserimento di nuovi post nei blog che seguo e partendo da questo prezioso supporto inizio la mia quotidiana ricerca di notizie, storie e foto interessanti. Capita di perdersi qualcosa ed ogni tanto faccio un giro nei post dei giorni precedenti. E' stato così che alcuni giorni fa, per puro caso, ho scoperto che la Francy di Paciocchi di Francy mi aveva "nominato" nella lista dei suoi Very Inspiring Bogger. E'  stata una sorpresa e, non lo nascondo, anche un grandissimo piacere... sapere che il mio embrione di blog viene seguito da qualcuno, anche se non è aggiornato con cadenza fissa e con la costanza che forse meriterebbe, mi gratifica per il tempo e le energie che gli dedico.

Dunque... come prima cosa rigrazio la Francy per avermi nominato e vi invito a seguire il suo blog dove potrete trovare ottime ricette corredate da bellissime foto. Approfitto dell'occasione per un altro ringraziamento speciale, questa volta alla mia cara amica Enza di Thepinkcandy che tempo fa mi ha inserito fra i suoi 15 blog preferiti in una iniziativa analoga a questa [Blog Award Backlog] ma io, in un periodo in cui scrivevo pochissimo, non ho avuto occasione di ricambiare... spero di aver fatto ammenda con questa menzione speciale.

Il regolamento... questo è il regolamento cui deve sottostare chi, nominato, darà seguito all'iniziativa:

1) Copia e inserisci il premio in un post.
2) Ringrazia la persona che te l’ha assegnato e crea un link al suo blog.
3) Racconta 7 cose di te.
4) Nomina 15 blog a cui vuoi assegnare il premio e avvisali postando un commento nella loro bacheca.

I primi due punti sono stati svolti e passo al più difficile, raccontare sette cose di me...

1) La puntualità... quello che normalmente viene visto come un pregio rappresenta in realtà uno dei miei difetti. Sono talmente puntuale da presentarmi agli appuntamenti con mezz'ore di anticipo. Considerato che la maggior parte delle persone che frequento soffre di ritardo cronico, la combinazione delle due cose mi costringe spesso ad estenuanti attese con grande dispendio di tempo (tempo che avrei potuto spendere meglio). 

2) La passione... per la fotografia. E' grandissima ma, ahimè, non è accompagnata da altrettanto talento. Preferisco dunque raccontare le storie delle grandi foto e dei grandi fotografi che hanno costituito per me una continua fonte di ispirazione e, negli anni dei sogni nel cassetto, il miraggio cui ambire.

3) Lo sport... quando ho aperto il blog ho cercato la frase che meglio di tutte potesse raccontare il mio rapporto con l'attività fisica. Ho cercato articoli ed informazioni utili, notizie più o meno curiose capaci di avvalorare la mia tesi. In tutto questo processo di ricerca però alcuni dei capisaldi del mio antisport-pensiero hanno ceduto, ho iniziato a fare saltuariamente una moderata attività fisica ed il tema ispiratore di questo spazio è entrato in una fase di crisi di cui ancora non vedo la soluzione. Blog alla ricerca di una identità... forse anche due!

4) Viaggi... idealmente amerei viaggiare ed una buona parte della mia libreria è occupata da guide turistiche e libri/riviste di viaggio. Quando devo programmare le vacanze inizio mesi prima con un meticoloso lavoro di raccolta di documentazione, talvolta mi abbono ai quotidiani locali per immergermi a tutto tondo nel clima dei luoghi che visiterò.  Ho però un incubo ricorrente: ritrovarmi da solo nel mezzo di un gigantesco aereoporto, in una città dove nessuno conosce la mia lingua, circondato da cartelli pieni di incomprensibili ideogrammi. Due cose inconciliabili fra le quali devo districarmi alla continua ricerca di compromessi.

5) Film... il mio rapporto con i film è tutto particolare; per me dovrebbero essere il momento in cui si stacca dalla vita reale e si viene catapultati in un mondo ideale dove il buono vince, dove la malattia viene sconfitta, dove la giustizia trionfa. Spesso non è così e durante la visione dei film vengo sopraffatto dalle emozioni... ecco perchè preferisco guardarli da solo fra le mura di casa, nel comodo e sicuro rifugio del mio letto. Happy End  cercasi, se possibile!!!

6) Libri... nella mia vita ne ho acquistati tantissimi, purtroppo ne ho letto solo una minima parte. "Signor ministro, non potrebbe mandarmi in pensione con una ventina d'anni di anticipo affinchè io possa leggere i milioni di pagine che oggi appesantiscono passivamente la mia libreria?" 

7) I commenti nei blog... Lo ammetto, sono un frequentatore di blog un po' anomalo. Quando leggo qualcosa di interessante in un blog sono portato a commentare con passione, a volte scrivo più parole di quante ne contenga il post stesso. Interpreto la partecipazione ai blog come uno scambio di opinioni, come un modo per confrontarsi. Prediligo la qualità ed i contenuti agli sterili "ti seguo, seguimi..." di cui la rete è strapiena. Probabilmente rischio di essere noioso nei miei commenti, ma sono contento quando le mie sincere parole vengono apprezzate e danno luogo ad uno scambio di opinioni, ad un dialogo. Astenersi "ti seguo, seguimi..."!!!

Adesso il punto più difficile, elencare i miei 15 "Very Inspiring Blogger". Difficile perchè vorrei inserire tutti quelli che seguo quotidianamente, ma le regole sono le regole e quindi ecco alcuni di quelli che in qualche modo mi hanno dato di più negli ultimi tempi. L'ordine, a parte le prime due posizioni, è del tutto casuale:

Paciocchi di Francy
The Pink Candy
Sapori Di Elisa
Non si dice piacere
Ultimo tocco
La Bibu
The Travel Passion
Solluccheri di zucchero
Sabrina C fotografie
Il principe ranocchio
Due citti
La gatta col piatto che scotta
The travel eater
Vaniglia cooking
Dafne's corner

Ciascuno dei blog citati meriterebbe un intero capitolo di questo post ma, per non annoiare nessuno ed invogliarvi ad una visita sulle loro pagine, lascio una breve sintesi fatta di pensieri: troverete le ottime ricette e le belle fotografie di Francy, Francesca e Rossella. Le Interviste e le nozioni di base sulla Food Photography di Elisa. Le lunghe chiacchierate di viaggi, moda e dintorni con Enza. Gli interessanti approfondimenti della Bibu e le giornate col suo Bubi. Le regole di buone maniere raccontate con estrema simpatia in Non si dice piacere. I coinvolgenti racconti di viaggio di Marina, meglio di molti libri e riviste di settore. Il buon gusto per la casa e l'arredamento di Valeria. I viaggi e le cronache di giornate turistico alimentari di Costanza. I consigli fotografici (e non...) di Sabrina. Le ricette accompagnate da divagazioni a tutto tondo sul lifestyle di M4ry. Le fantastiche torte di Claudia. La fantasia e l'originalità delle proposte di Duecitti e Lulù ed Anacleto


Ammetto una certa difficoltà nell'applicare il punto 4 in tutte le sue parti... Andare sui blog che seguo e scrivere "ehi, ti ho nominato, sei un VIB" mi crea un certo imbarazzo; non farlo però rischierebbe di privare uno dei quindici prescelti di questa piccola soddisfazione... vedrò come trovare un giusto compromesso.

Spero di non avervi annoiati :)
Flavio



sabato 9 marzo 2013

Giovanni Gastel e la fotografia


Negli ultimi giorni ho trovato un po' di tempo per riguardare un documentario ed alcune interviste al grande fotografo Giovanni Gastel. Le ho trovate illuminanti, estremamente ispiranti, ed ho pensato di metterle insieme e fornirvene un sunto. E' stato necessario un lungo lavoro di trascrizione a mano (play, pause, scrivi, play, pause, scrivi...) e di rielaborazione. Spero che il risultato del mix fra le testuali parole di Gastel e ed alcuni miei passaggi possa risultare interessante ed ispirante quanto lo è stato per me.

Giovanni Gastel nasce a Milano il 27 dicembre 1955, da Giuseppe Gastel e da Ida Visconti di Modrone, ultimo di sette figli. "Noi sette figli apparteniamo ad un insanguamento molto particolare, figli di una signora dell'altissima aristocrazia, i Visconti di Modrone più gli Erba. La madre è una Erba, quindi i tantissimi soldi dell'industria farmaceutica. Mio padre invece una adorata persona che però veniva da una famiglia più normale. Il poter vivere in questi posti che appartenevano alla famiglia Visconti o alla famiglia Erba, queste meravigliose ville, vedere quadri straordinari è stato estremamente formativo". L'influenza dell'ambiente e delle persone che lo circondano fin dall'infanzia condiziona il suo modo di lavorare e Gastel andrà sempre cercando quei modelli di bellezza ed eleganza nelle sue fotografie. 

"Io non volevo fare il fotografo nella mia vita, in realtà io avrei pensato di fare il poeta. Poi ho avuto una fidanzata che mi ha molto molto forzato perchè trovava che avevo talento nella fotografia e mi ha fatto un grande regalo. Certamente se non avessi fatto il fotografo avrei tentato di fare il poeta di professione. Mi piace, continuo a scrivere e la poesia è un grande amore della mia vita. Trovo anche dei paralleli tra fotografia e poesia come tra romanzo e cinema, sono mondi abbastanza paralleli. La sintesi ed il rigore che c'è nella poesia lo ritrovo anche nella fotografia."
"Io ho cominciato negli anni settanta quando la moda italiana non c'era. Ho cominciato nel '76 a fare gavetta. Nel frattempo, mentre mi preparavo, è nato il made in Italy che mi ha subito imbarcato, per fortuna, ed è stata la più grande fortuna storica della mia vita. Ovviamente dai primi anni ottanta, da quando è scoppiato il made in Italy ad oggi si sono alternate letture del mondo della moda infinitamente diverse; è anche il gran divertimento di questo mestiere, tu adatti la tua creatività al mondo che cambia, il mondo sfila davanti alla tua macchina fotografica con le sue variazioni e tu devi trovarne un eco dentro di te."

Una delle cose che colpiscono ascoltando le interviste di Gastel è l'utilizzo della parola fortuna. La menziona più volte, spesso dice di aver avuto fortuna per via delle  sue origini aristocratiche e per essersi trovato nel posto giusto, al momento giusto, a fare la cosa giusta. La fortuna   è qualcosa  che incroci e che devi saper cogliere. "L'essere nipote di Lucchino Visconti è stata una grande lezione. Naturalmente quando si è all'ombra di un gigante così bisogna imparare tanto. Più che imparare dalle opere che sono straordinarie  ma sono il frutto della sua creatività si impara il metodo. Visconti aveva una enorme serietà, una preparazione assoluta, una immersione nel lavoto totale, aveva un modo di gestire il tempo completamente dentro il prodotto che doveva dare. Questa grande serietà è stata di esempio per tutta la mia vita. Poi l'essere parente ti apre certamente qualche porta... poi te la chiude anche, ti danno forse una prima opportunità  e poi è difficile che ti danno la seconda, per cui la prima devi coglierla al volo, per cui se tu hai qualcosa da dire aiuta, se non hai niente da dire non serve a niente neanche essere parenti di nessuno."

Parlando delle persone che hanno influenzato la sua vita, Gastel menziona i grandi nomi del made in Italy, Armani, Capucci, "Versace è forse il più geniale di tutti quelli che ho incontrato. Mi diceva divertiti, stupiscimi, fai una cosa che non mi aspetto". "Il lavoro della moda è un lavoro di equilibrio tra la forza della committenza ed il tuo stile personale; si tratta di trovare una sorta di mediazione, non è la mia espressione pura, io devo entrare nella testa delle grandi aziende che mi affidano il loro marchio, cercare di capirlo e trovare dentro il mio stile personale delle rispondenze a questo input". Nel mondo della moda ci sono gli stilisti, ma anche le modelle. Gastel racconta che nei casting cerca qualcosa che vada oltre la bellezza, cerca anche l'anima perchè se non c'è anima, se negli occhi della modella non c'è nulla, con la tua fotografia le passi attraverso e vedi il fondale.  "Forse la modella che mi ha stupito di più è Linda Evangelista che ho cominciato a fotografare quando era giovanissima, è arrivata a diciotto anni a Milano, negli anni ottanta, e si capiva che era destinata a diventare una star assoluta, già a diciotto anni. Una donna piena di personalità ed un anmale da fotografia. Tra l'altro io non capivo perchè, le prime volte che la fotografavo, non le parlavo e lei faceva esattamente le espressioni che avevo in mente.  Allora gliel'ho chiesto e lei mi ha risposto - è facilissimo, io guardo le facce che fai tu di fianco alla macchina fotografica e le rifaccio - E' geniale, lei riusciva a entrare nella testa dei fotografi e ad essere come tu la volevi, anche senza molte parole".

In merito alla fotografia digitale, che molti della sua generazione definiscono come la morte della fotografia, Gastel ha un'idea diversa. "Ho sempre cercato di miscelare nela mia fotografia qualcosa di storico e qualcosa di avvenieristico. Ho sempre lavorato con grandi formati, la fotografia un po' del Far West,  proprio telo nero e soffietto, però applicata allo sviluppo Polaroid che era una tecnologia avvenieristica. Adesso tutto questo universo sta finendo, la fotografia si rinnova con l'ingresso del digitale. Io, finchè mi è concesso, lavorerò con apparecchiature di tipo analogico e non digitale, però contemporaneamente sto molto studiando la fotografia digitale nel senso che è sicuramente il futuro ed è molto stimolante, nel senso che sta nascendo una fotografia che è nuova, completamente nuova. Quello che penso è che non bisogna ostinarsi a fare le fotografie di una volta con le tecnologie nuove, bisogna cercare una nuova fotografia. Da un certo punto di vista il movimento fotografico non è mai stato così vivo come adesso e ne sono molto felice." 

Nella fotografia, anche per via dell'evoluzione del mondo della comunicazione, della rete, sembra che tutto sia stato già inventato e che tutti abbiano visto tutto. E' interessante la chiave di lettura di Gastel su questo argomento, su come a suo avviso un giovane fotografo possa ancora fare qualcosa di nuovo e diventare un bravo fotografo. "Penso che per chi fa un mestiere creativo il passato non deve esistere. Tu devi giocarti la tua chance quel giorno li, su quel lavoro li, come se non ci fosse niente prima e niente dopo. E' l'unica volta in cui puoi dimostrare di essere un grande fotografo, di avere una visione del mondo e anche del prodotto. Se tu riesci a fare questo tutti i giorni, l'emozione c'è sempre e ti rinnovi continuamente". "Quasi tutti terrorizzano i giovani dicendo che il mondo è terribile, che non ci sarà mai possibilità di lavoro, ma tutto ciò non è vero. La fotografia per esempio è una grande madre e per chi apporta una lieve variazione alla norma c'è sempre spazio, ci sarà sempre... non grandi rivoluzioni che non sono in grado di fare, ma piccoli spostamenti. Quello che mi preoccupa un po' dei giovani è che spesso arrivano ad un livello che è quello dei professionisti affermati e pensano di essere arrivati... invece il lavoro comincia da li, bisogna spostare un millimetro, un centimetro avanti l'offerta. Bisogna dare a chi vede il tuo prodotto di dire -beh, questa  cosa non c'era -  ed a quel punto il lavoro c'è, c'è in giro per il mondo e si può vivere tranquillamente di fotografia. E' faticoso trovare una variazione, doloroso anche, ma quella è la differenza tra un buon fotografo ed uno normale".

Una delle cose su cui Gastel ama soffermarsi è lo stile, in questo caso lo stile del fotografo, qualcosa che si ha e che evolve con il fotografo stesso. "Io penso che lo stile sia un lavoro a togliere, a ripulire. Uso sempre meno, sempre meno luci, sempre meno fondali, sempre meno ambientazioni. Da ragazzo cerchi di mettere idee su idee su idee su idee, poi piano piano cominci a togliere, a togliere, a ripulire; quello che resta è la tua visione. Io penso che la fotografia non parli della realtà ma ne disegni una parallela, che è la mia realtà. Io racconto un po' il mondo come mi piacerebbe che fosse, e questa è una grande libertà che da il mio mestiere, è formidabile."





Le interviste che ho ascoltato sono realizzate in tempi diversi, le prima anni fa, l'ultimadi recente. Eppure la freschezza delle sue parole è sempre la stessa, così come l'entusiasmo nel raccontare il suo utopico progetto finale e nel descrivere il bello della fotografia. "Io dico sempre che il mio punto di arrivo finale sarà quello di fotografare il nulla ma capire che l'ho fotografato io, questo è il progetto finale. Però quello che mi pace di questo mestiere  è che la sera sono sempre un po' deluso di quello che ho fatto ma ogni mattina ho una nuova possibilità per provare a fare la foto perfetta, quella che mi darà la pace; oggi non sono riuscito ma domani mattina ci riprovo. In questa continua possibilità che offre il mio lavoro c'è questo bellissimo e utopico raggiungimento della perfezione. Questo è meraviglioso, credo che sia uno dei pochi mestieri che lo concedono".










sabato 23 febbraio 2013

Gian Paolo Barbieri


Il periodo in cui la mia passione per la fotografia è cresciuta in modo esponenziale ha coinciso con quello delle grandissime top model (Helena Christensen, Claudia Schiffer, Eva Herzigova, Linda Evangelista, per citarne alcune), di una Milano cuore pulsante della moda mondiale, del leggendario Saint Andrews dove potevi consumare una colazione gomito a gomito con i più famosi personaggi legati alla moda ed al fashion. Questo mi ha fatto ovviamente appassionare a questo mondo e, di riflesso, alla fotografia di moda.

Audrey-Hepburn per Valentino - Vogue Italia 1969
Non si può pensare alla fotografia di moda senza parlare di Gian Paolo Barbieri, colui che nel 1978 fu indicato dalla rivista "Stern" come uno dei quattordici autori che hanno fatto la storia della fotografia della moda.

Barbieri è nato a Milano nel 1938, in una famiglia di grossisti di tessuti; proprio l'ambiente in cui ha vissuto la sua gioventù ha contribuito alla formazione di competenze che gli saranno poi utili nella fotografia della moda.  Si avvicina alla fotografia da autodidatta, spinto da quella grandissima passione per il cinema che lo porta in giovane età a Roma, negli anni della Dolce Vita. Qui gli si offre l'opportunità di fotografare aspiranti divi dimostrando il suo grandissimo talento nella fotografia di moda, settore in quegli anni piuttosto marginale a causa della mancanza di riviste specializzate nel settore; egli stesso ammette candidamente “Io allora non sapevo neanche che cosa fosse la moda. A quei tempi non c’erano i giornali di moda in Italia, ma solo piccole riviste con cartamodelli". 

Si trasferisce a Parigi per fare da assistente a Tom Kublin, fotografo di Harper’s Bazaar; questi però muore dopo meno di un mese e Barbieri capisce che  è il momento giusto per sfruttare il proprio talendo iniziando così l'avventura con un piccolo studio fotografico a Milano. Vogue Italia si accorge di questo misto di determinazione, bravura e talento e nel 1965 decide di affidare a lui la copertina del suo primo numero. Con questo autrevole biglietto da visita inizia la grande avventura di Barbieri nella fotografia della moda e numerosi servizi gli vengono affidati da alcune delle più prestigiose firme del made in Italy, stilisti del calibro di Valentino, Armani, Versace, Yves Saint-Laurent, Ferrè.

Si potrebbe raccontare molto altro ma preferisco che a parlare siano alcune delle sue foto che ritengo più belle

Vogue Italia -1981

Jolande


Mariolina della Gatta

venerdì 1 febbraio 2013


Può una fotografia cambiare la vita di due persone?

Mi è capitato di discutere di questo tema quando, dopo aver visitato la mostra fotografica di Steve McCurry con un gruppo di amici, molti di ni sono stati pervasi da un certo senso di frustrazione (fotografica, meglio precisarlo). Domande tipo "ma in quei posti forse anche io avrei potuto..." o frasi tipo "ma a me occasioni così non capiteranno mai..." hanno iniziato a circolare fra di noi dandomi lo spunto per alcune riflessioni. Non mi dilungo su queste ma approfitto dell'occasione per raccontare qualcosa su un grandissimo fotografo, Herb Ritts, e sulla storia di una fotografia capace di influenzare il destino di due persone.

Herbert Ritts, figlio di un facoltoso imprenditore nel campo della mobilia e di una interior designer, nacque nella periferia di Los Angeles il 13 agosto del 1952. Studiò economia e storia dell'arte presso il Bard College di New York per poi tornare ad aiutare il padre nelle sue aziende. In questi anni maturò un sincero interesse per il mondo della fotografia ed iniziò ad approfondire questa materia iscrivendosi ad alcuni corsi serali. Crescendo nelle vicinanze di Hollywood ebbe la fortuna di incontrare e frequentare personaggi noti del cinema e giovani aspiranti attori: Steve McQueen era suo vicino di casa, il giovanissimo ed allora sconosciuto Richard Gere un suo caro amico. Da qui una delle caratteristiche che contribuirono al suo successo, il saper instaurare con le celebrità un certo tipo di rapporto, il saperle tranquillizzare davanti al suo obiettivo facendosi asecondare nelle sue richieste.

La prima grande occasione fotografica si presentò a Ritts nel 1977 durante un viaggio in auto attraverso il deserto insieme all'amico Richard Gere. Nei pressi di San Bernardino i due furono costretti a fermarsi a causa di una foratura. Gere, jeans e canottiera bianca, sigaretta in bocca, sostituiva la ruota e Ritts approfittò per scattare alcune fotografie. Tempo dopo queste fotografie vennero utilizzate per promuovere il film American Gigolò e vennero pubblicate nello stesso mese da riviste come Mademoiselle, Vogue ed Esquire. La forza di questi scatti contribuì a creare l'immagine di Gere e procurò a Ritts diverse importanti offerte di lavoro. Nel 1981 fotografò Brooke Shields e le foto furono giudicate talmente belle da meritare la copertina di ottobre della rivista Elle. Nello stesso anno fotografò Olivia NEwton-John per la copertina dell'album Physical e cinque anni dopo replicò lo stesso scatto con Madonna come protagonista, per la copertina dell'album True Blue.

Molti ritengono che Ritts abbia rivoluzionato la fotografia di moda aprendosi a foto di nudo di buon gusto e non volgari, creando attorno ai suoi soggetti il "mito di sex symbol". Influenzato dagli dagli studi sulla storia dell'arte è stato capace di ispirarsi alle sculture greche trasferendo quei concetti sui suoi modelli statuari da scolpire ulteriormente con la luce. E' stato uno dei primi a fotografare uomini gay e realizzare scatti con due uomini ed in questo modo ha potuto aprire provocatoriamente la strada a tante soluzioni che vediamo oggi applicate alla fotografia nel campo della moda. Alla prematura scomparsa, avvenuta nel 2002 all'età di soli cinquant'anni a seguito delle complicanze di una polmonite, sopravvivono le splendide fotografie scattate durante l'arco della sua carriera.


Questo delirio per arrivare ad una morale: non bisogna mai spegnere i propri sogni (in questo caso fotografici) bensì alimentarli perchè un giorno o l'altro il destino potrebbe metterci lo zampino e... forse quella foto scattata alla vicina di casa o all'amico durante una gita occasionale...


Helena Christensen 

Versace Dress, El Mirage, 1990

Naomi Campbell 

Naomi Campbell

Christy Turlington 

Djimon with Octopus 

Dizzy Gillespie

domenica 13 gennaio 2013

Lois Greenfield dance photography




Alcuni mesi fa, dopo aver assistito ad uno spettacolo della Parsons Dance Company, ho scaricato dalla rete alcune foto da utilizzare come sfondo sul PC dell'ufficio. In quella occasione ho potuto ammirare alcune immagini bellissime che immortalavano attimi a mio avviso impossibili da congelare con un solo click. Ho pensato fossero fotomontaggi ed ho voluto approfondire. In questo modo ho scoperto la bravissima fotografa Lois Greenfield; in quel momento è nato in me il desiderio di raccogliere  e rielaborare un po' di materiale su di lei per proporvelo con la speranza che possiate trovarlo utile ed interessante.  


Lois Greenfield, nata negli Stati Uniti nel 1945, è una fotografa diventata famosa per la sua capacità di cogliere la forma umana in movimento e per il suo uso come elemento compositivo nella sua arte. E stata confrontata con Eadward Muybridge per la sua esplorazione del movimento umano, con Cartier Bresson per la capacità di saper cogliere il momento sfuggente. Le sue immagini di danza sono diventate quasi il metro di paragone per chi si dedica a questo campo della fotografia. Corpi sospesi a mezz'aria, contorti in posizioni quasi impossibili ed amalgamati fino a comporre geometrie sbalorditive. Guardando per la prima volta le foto della Greenfield si esprime sempre ed inevitabilmente lo stesso tipo di commento: "chissà quanto lavoro di photoshop per nascondere funi, cavalletti e sostegni utilizzati per mantenere sospesi i danzatori". Nulla potrebbe essere più sbagliato perchè lei, semplicemente, realizza davvero le foto di quei danzatori caturando attimi apparentemente impossibili. Il tratto distintivo del suo lavoro è proprio questo, nessuna corda o sostegno, nessun trucco digitale. Percorriamo brevemente la sua vita per conoscerla meglio.

Lois inizia la sua carriera come fotoreporter a Boston e spaziando nei soliti generi fotografici ottiene il suo primo incarico di danza. Quando nel 1973 si trasferisce a New York City inizia a specializzarsi nella fotografia di danza per il Village Voice ed altre pubblicazioni. "Nei primi anni '70 la danza stava raggiungimento una grande popolarità. Ho apprezzato il potenziale grafico fotografando la danza ed ho trovato un mercato pronto per le queste foto. Tuttavia mi sentivo frustrata dalla mia mancanza di controllo sui risultati". Per ottenere una maggiore controllo, Lois modifica il suo modo di lavorare ed anzichè andare nelle scuole di danza porta i ballerini nel suo studio. "I miei incarichi per Voice portavano continuamente nuovi gruppi di ballerini nel mio studi o, una nuova sfida ogni settimana. Le foto dovevano essere sempre diverse, in grado di stupire il lettore attraverso il giornale". Lois capisce che fotografare un grande pezzo di coreografia non significa necessariamente realizzare una grande foto e che per fotografare il vero spirito della danza deve trasformarsi ed assecondare le esigenze della macchina fotografica. Fotografare i ballerini che si muovono all'interno di una cornice anzichè durante i loro movimenti di avvicinamento ed allontanamento rispetto alla fotocamera, per esempio, garantisce una visione chiara dei soggetti che sono sempre a fuoco. Gesti ed azioni vengono dunque semplificate per adattarsi alla cornice. 


All'inizio della sua carriera la Greenfield sperimenta con le immagini sfocate per suggerire il movimento ma ben presto è andata nella direzione opposta. "Sono interessata a catturare un momento molto breve. Per farlo imposto sulla macchina fotografica un tempo di otturazione molto veloce ed utilizzo unità flash che lavorano ad 1/2000 di secondo. In questo modo i danzatori sembrano sfidare la gravità per un istante". Se state a guardare i ballerini nel mio studio, probabilmente non riuscirete a cedere il movimento che sto fotografando". Lois lo vede, naturalmente, grazie ad anni di esperienza; possiede un grande senso di tempo ed una forte capacità di previsualizzare le sue immagini.

I clienti editoriali di Greenfield includono Sports Illustrated, Time, Elle, Vogue, Life e The New York Times Magazine. Le sue fotografie sono state utilizzate nelle campagne pubblicitarie per gli orologi Raymond Weil, i tessuti DuPont, Cutty Sark Whiskey, Sony Music e Kodak. La Greenfield crea foto pubblicitarie e promozionali per le compagnie di danza in tutto il mondo ed ha iniziato a dirigere spot TV per compagnie di danza e spettacoli di Broadway. Due libri con le opere della Greenfield sono stati pubblicati da Chronicle Books negli Stati Uniti e da Thames and Hudson in Europa. Essi sono: Breaking Bounds (1992) ed Airborne (1998). Sue stampe in bianco e nero sono state esposte in gallerie e musei in tutto il mondo. Lois Greenfield vive a New York con il marito, Stuart Liebman ed i loro figli Alex e Jesse.


Fonti: Wikipedia, Kodak.com, Hasselblad.it
Diritti fotografici: © Queens Theatre © Lois Greenfield









lunedì 24 dicembre 2012

Buon Natale

Nonostante la grande passione per la fotografia non ho trovato l'ispirazione per fare qualche scatto sul tema Natalizio da utilizzare per gli auguri. In realtà non è una novità di quest'anno, ma un copione che si ripete ad ogni Natale... giorni a pensare, progettare, guardare in rete alla ricerca di ispirazione, e poi il tutto si esaurisce in un nulla di fatto. 

Per farvi gli auguri approfitto di una foto scattata pochi giorni fa, in visita ad una cara amica. Il tema ed i colori Natalizi ci sono... per i più superstiziosi c'è anche il gesto ragalatomi dalla piccina, auspicio di un 2013 frizzante e pieno di belle cose. 

Tanti carissimi Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti voi!

A presto :)
Flavio


lunedì 26 novembre 2012

Steve McCurry - Viaggio intorno all'uomo: impressioni

Un mese fa anticipavo in questo post l'inaugurazione della mostra "Steve McCurry - Viaggio intorno all'uomo" a Palazzo Ducale, Genova. 

Sabato scorso sono riuscito ad organizzare una visita con un gruppetto di amici appassionati di fotografia, una dozzina in tutto, giunti un po' da tutta Italia (Milano, Torino, Forlì, Bologna, Cuneo, Savona...). La giornata è trascorsa in modo estremamente piacevole, chiacchierando (tanto) e scattando (poco). Incontro alle nove presso la stazione Brignole, focaccia in Via San Vincenzo (davvero buona, è una tappa che consiglio a tutti coloro che dovessero trovarsi a passare per Genova), giro per i vicoli del centro storico... pranzo dall'ottimo Maxelâ, una macelleria dove è possibile gustare ottima carne e piatti della tradizione ligure (consiglio a tutti il minestrone alla genovese con il pesto, una bontà).

Nel pomeriggio la mostra. All'ingresso viene consegnata un'audioguida (compresa nel prezzo del biglietto) che fornisce informazioni su una cinquantina dei 200 scatti esposti. Nella prima sala le foto sono di dimensioni generose, appese su sfondo nero ed illuminate da faretti in modo tale da enfatizzare i colori e rendere le immagini quasi tridimensionali. Qui alcuni dei ritratti più famosi ed una selezione delle foto scattate da McCurry con l'ultimo rullino della famosa kodachrome che è stato prodotto.

Qui mi ha colpito in particolar modo l'immagine di una ragazza scattata in Pakistan, un ritratto di straordinaria intensità che a mio avviso non ha nulla da invidiare al famosissimo scatto della ragazza Afgana che ha fatto la fortuna di McCurry. 

"Questa ragazza era fuggita dalla guerra civile in Afghanistan e viveva in Pakistan quando McCurry scattò questa foto. Il delicato scialle verde, i suoi occhi blu intenso e lo sguardo sereno, tutto ciò suscita un profondo senso del religioso".

Un'altra immagine di straordinaria intensità, quella che mi ha colpito maggiormente, rappresenta un piccolo bambino peruviano, lacrime agli occhi e pistola in mano. Arrivato a casa ho cercato informazioni su questo scatto ed ho trovato le parole sello stesso McCurry. 

"Ho visto questo giovane ragazzo piangere sul lato della strada in un villaggio in una zona montuosa del Perù. Alcuni degli altri bambini con cui stava giocando lo stavano tormentando. Egli aveva una pistola giocattolo in mano, mi avvicinai per vedere se potevo aiutarlo, ma il bambino non è stato in grado di rispondere perché era così sconvolto. Si allontanò verso la sua casa."

Con il rischio di essere noioso ho voluto parlare nuovamente di questo argomento per trasmettervi il mio entusiasmo all'uscita dalla mostra e per raccomandare a tutti gli appassionati di fotografia di non farsi sfuggire questa occasione. Le mie impressioni sono state confermate dagli altri amici con i quali ho trascorso la giornata e, origliando con discrezione, dalle parole che si scambiavano fra di loro gli altri visitatori fuori da Palazzo Ducale. Sono stati sicuramente 12 euro spesi bene.

Buona visita a tutti :)
Flavio